Esteban Correa

DIOS NUESTRA CONFIANZA Y PROTECCIÓN

El capítulo 3 de proverbios nos enseña que contar con el favor de Dios es el mayor privilegio que un ser humano pueda tener, y para eso nos da algunos principios:

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Principio #1. La confianza total en Dios, Si pensamos que confiar en nuestra capacidad es una gran garantía, estamos equivocados ¿Cómo un simple mortal puede tener más confianza en si mismo que en el Dios creador de todo? no confiemos que con nuestra sola habilidad podremos vencerlo todo. Reconocer a Dios en todos nuestros caminos es dar a Dios su lugar debido como nuestro guía y ayuda suprema. Reconócelo en todo lo que hagas y emprendas, confía en su ayuda protectora.

Principio #2. Teme a Dios y huye del mal, Para Dios el más sabio es quién lo respeta sobre todas las cosas, es aquel que tiene en cuenta sus caminos, no despreciando sus consejos. Temer a Dios es hacer lo que a Él le agrada dejando todo engaño y maldad. Al temer a Dios la biblia nos promete lo siguiente que: “Infundirá salud a al cuerpo y fortalecerá nuestro ser” ¿Quieres salud, quieres fortaleza interior? El cuerpo recibirá una salud inusual y una energía sobrenatural cuando respetemos a Dios y su palabra.

Principio #3. Honra al Señor con tus riquezas, Algunos piensan que siendo mezquinos y no gastando nada podrán retener más dinero, sin embargo la sabiduría de Dios nos dice todo lo contrario. El principio básico de la prosperidad en el reino de Dios siempre es dar y dar con un corazón alegre honrando a Dios, el dueño de nuestras vidas, porque todas nuestras riquezas proceden de Él. Cuando recibas tus ganancias, da ante todo de esas primicias al Señor, hónralo con tus diezmos y ofrendas para su obra.

Come Riconoscere la Ludopatia in Famiglia secondo gli Esperti di Fortunareale

La ludopatia, conosciuta clinicamente come disturbo da gioco d’azzardo, rappresenta una delle dipendenze comportamentali più difficili da identificare in ambito familiare, proprio perché si sviluppa in modo graduale e spesso silenzioso. A differenza delle dipendenze da sostanze, non lascia tracce fisiche evidenti nelle prime fasi: non ci sono odori particolari, non ci sono segni sul corpo, non ci sono alterazioni immediate dell’aspetto fisico. Eppure, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si stima che circa 1,3 milioni di persone soffrano di un disturbo da gioco d’azzardo patologico o siano a rischio elevato di svilupparlo. Questo numero, già di per sé preoccupante, diventa ancora più significativo se si considera l’impatto che tale condizione produce sull’intero nucleo familiare. Riconoscere i segnali precoci è fondamentale: intervenire quando la dipendenza è ancora nelle sue fasi iniziali aumenta considerevolmente le probabilità di recupero e riduce i danni economici, relazionali e psicologici che inevitabilmente si accumulano nel tempo.

I Segnali Comportamentali che Non Vanno Sottovalutati

Il primo elemento che i familiari tendono a notare, spesso senza collegarlo immediatamente al gioco d’azzardo, è un cambiamento nelle abitudini legate al denaro. La persona con ludopatia inizia a richiedere prestiti frequenti, giustificandoli con spiegazioni plausibili ma sempre diverse: una spesa imprevista, un problema temporaneo, un’opportunità da non perdere. I conti correnti mostrano prelievi ripetuti, spesso in orari inusuali o da sportelli lontani dalla propria zona di residenza. Le carte di credito vengono portate al limite, e talvolta vengono richieste nuove linee di credito all’insaputa degli altri membri della famiglia. Questi comportamenti finanziari anomali sono tra i primi indicatori concreti di una dipendenza in atto.

Sul piano comportamentale, si osserva una progressiva tendenza all’isolamento. Il soggetto trascorre sempre più tempo fuori casa o davanti a dispositivi digitali, con una marcata irritabilità quando viene interrotto o quando gli viene chiesto conto del proprio tempo. Le bugie diventano uno strumento quotidiano: piccole inizialmente, poi sempre più elaborate. Si tratta di un meccanismo di difesa tipico della dipendenza, in cui la persona cerca di proteggere il proprio «spazio di gioco» da qualsiasi forma di controllo esterno. Gli esperti del settore sottolineano come questa fase di negazione e inganno sistematico sia spesso quella che causa i danni relazionali più profondi e duraturi all’interno della famiglia.

Un altro segnale da non ignorare riguarda i cambiamenti nell’umore e nel comportamento emotivo. Le persone affette da ludopatia mostrano spesso oscillazioni marcate: momenti di euforia ingiustificata (generalmente dopo una vincita) alternati a periodi di profonda depressione, ansia e irritabilità (dopo una perdita significativa). Questa instabilità emotiva viene spesso attribuita a stress lavorativo o a problemi personali, il che rende ancora più difficile per i familiari collegare i punti e identificare il gioco d’azzardo come causa primaria. Gli esperti parlano di un ciclo di rinforzo intermittente, lo stesso meccanismo psicologico che rende il gioco d’azzardo così potentemente addictive: la vittoria non è mai garantita, ma è sempre possibile, e questa incertezza mantiene il cervello in uno stato di attivazione continua che può diventare difficile da abbandonare.

Le Fasi della Dipendenza e Come Evolvono nel Tempo

Comprendere come si sviluppa la ludopatia nel tempo aiuta i familiari a contestualizzare i comportamenti osservati e a intervenire nel momento più opportuno. Il disturbo da gioco d’azzardo segue generalmente un percorso che gli esperti hanno identificato in tre fasi principali, descritte per la prima volta in modo sistematico dallo psichiatra Robert Custer negli anni Ottanta e successivamente affinate dalla ricerca clinica contemporanea.

La prima fase è quella vincente: il giocatore sperimenta alcune vincite significative nelle fasi iniziali, il che alimenta una percezione distorta delle proprie capacità e della probabilità di successo futura. In questa fase il gioco è ancora controllato, almeno apparentemente, e la persona tende a parlare apertamente delle vincite mentre minimizza o nasconde le perdite. È una fase in cui il problema è praticamente invisibile dall’esterno, e anche i familiari più attenti difficilmente riescono a percepire qualcosa di anomalo.

La seconda fase, quella perdente, è quella in cui cominciano a emergere i segnali più visibili. Le perdite si accumulano, il giocatore inizia a puntare somme sempre maggiori nel tentativo di recuperare quanto perso (un comportamento noto come «chasing losses»), e le bugie diventano sistematiche. È in questa fase che si sviluppano i comportamenti finanziari problematici descritti in precedenza, e che i familiari iniziano a percepire qualcosa di profondamente sbagliato, pur non riuscendo sempre a identificarne la causa precisa.

La terza fase, quella della disperazione, è caratterizzata da un coinvolgimento totale nel gioco, con conseguenze devastanti su tutti gli ambiti della vita: lavoro, famiglia, salute. In questa fase il giocatore può arrivare a comportamenti illegali per finanziare il proprio vizio, e il rischio di ideazione suicidaria è significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale. Secondo alcuni studi clinici pubblicati negli ultimi anni, il tasso di ideazione suicidaria nei giocatori patologici può raggiungere il 30-40%, un dato che rende urgente l’identificazione precoce del problema.

Fortunareale, attraverso i contenuti informativi presenti su il sito Fortunareale, ha dedicato ampio spazio alla descrizione di questi meccanismi psicologici, contribuendo a diffondere una cultura del gioco consapevole che include anche la capacità di riconoscere quando il divertimento si trasforma in dipendenza. Questo tipo di informazione, quando è accessibile e comprensibile, rappresenta un primo strumento di prevenzione per i giocatori stessi e per le loro famiglie.

È importante sottolineare che non esiste un profilo unico del giocatore patologico. La ludopatia colpisce persone di ogni estrazione sociale, livello di istruzione e fascia d’età. Tuttavia, alcune categorie risultano statisticamente più vulnerabili: i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni, le persone con una storia familiare di dipendenze, chi ha sperimentato traumi significativi, e chi soffre di disturbi d’ansia o depressione preesistenti. Conoscere questi fattori di rischio aiuta i familiari a mantenere un’attenzione maggiore in determinati momenti della vita, senza tuttavia cadere in atteggiamenti di sorveglianza eccessiva che possono risultare controproducenti.

Come Affrontare la Situazione in Famiglia Senza Aggravare il Problema

Quando un familiare sospetta che qualcuno in casa stia sviluppando un problema con il gioco d’azzardo, la reazione emotiva più comune è una combinazione di incredulità, rabbia e senso di colpa. Queste emozioni sono comprensibili, ma se non gestite correttamente possono portare a confronti diretti e accusatori che, nella maggior parte dei casi, sortiscono l’effetto opposto a quello desiderato: il giocatore si chiude ulteriormente, intensifica le bugie e si allontana ancora di più dal nucleo familiare.

Gli esperti di psicologia clinica e i professionisti che lavorano nel campo delle dipendenze comportamentali indicano alcuni principi fondamentali per affrontare la situazione in modo costruttivo. Il primo è quello di documentare i comportamenti osservati in modo oggettivo, senza interpretazioni emotive: annotare date, importi, comportamenti specifici aiuta a costruire un quadro chiaro della situazione e sarà utile anche in un eventuale percorso terapeutico. Il secondo principio è quello di evitare di coprire le conseguenze economiche del gioco: pagare i debiti del giocatore, anche se fatto con le migliori intenzioni, rimuove una delle poche forme di feedback reale che la persona riceve rispetto alle conseguenze del proprio comportamento.

Il terzo principio, forse il più difficile da mettere in pratica, è quello di cercare supporto per sé stessi prima ancora di cercare di aiutare il familiare. I gruppi di auto-aiuto come Gam-Anon, specificamente dedicati ai familiari di giocatori patologici, offrono uno spazio sicuro in cui condividere esperienze, ricevere supporto emotivo e acquisire strumenti pratici per gestire la convivenza con la dipendenza. Questi gruppi sono presenti in molte città italiane e rappresentano una risorsa preziosa e gratuita che viene spesso sottoutilizzata.

Quando si decide di affrontare il tema direttamente con il familiare, è fondamentale scegliere il momento giusto: mai durante o immediatamente dopo una sessione di gioco, mai in un momento di alta tensione emotiva, mai in presenza di altri che potrebbero far sentire la persona sotto attacco. Il colloquio dovrebbe avvenire in un momento di relativa serenità, con un approccio centrato sulle preoccupazioni del familiare piuttosto che sulle colpe del giocatore. Frasi costruite in prima persona («Ho notato che…», «Sono preoccupato perché…») risultano molto più efficaci delle accuse dirette («Hai mentito», «Hai speso tutto») nel mantenere aperto un canale di comunicazione.

È anche utile informarsi preventivamente sulle risorse terapeutiche disponibili, in modo da poterle presentare al momento opportuno senza che sembrino un’imposizione. In Italia, i Servizi per le Dipendenze (SerD) presenti in ogni ASL offrono percorsi gratuiti specifici per il disturbo da gioco d’azzardo, che includono sia la valutazione diagnostica che il trattamento psicologico individuale e di gruppo. Alcune strutture offrono anche percorsi specifici per i familiari, riconoscendo che la ludopatia è una malattia che coinvolge l’intero sistema familiare e non solo l’individuo.

Il Quadro Normativo Italiano e le Risorse di Supporto Disponibili

L’Italia ha sviluppato nel corso degli anni un quadro normativo specifico per affrontare il problema della ludopatia, riconoscendola ufficialmente come patologia nel 2012 con l’inserimento nel LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), il che ha reso obbligatoria per il Servizio Sanitario Nazionale la presa in carico dei pazienti affetti da questo disturbo. Questo passaggio ha rappresentato un momento significativo, perché ha sancito il riconoscimento istituzionale della ludopatia come problema di salute pubblica e non come semplice debolezza morale o mancanza di autocontrollo.

Nel 2017, il decreto Balduzzi (già del 2012) e le successive disposizioni hanno imposto agli operatori del settore del gioco d’azzardo legale una serie di misure di tutela, tra cui l’obbligo di esporre messaggi informativi sui rischi del gioco eccessivo, la possibilità per i giocatori di autoescludersi dalle piattaforme di gioco online, e il divieto di pubblicità rivolta ai minori. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che regola il settore in Italia, ha progressivamente rafforzato questi requisiti, anche in risposta alle pressioni delle associazioni di tutela dei consumatori e delle famiglie colpite dalla ludopatia.

Sul piano delle risorse concrete, oltre ai già citati SerD, esistono in Italia diverse associazioni no-profit che offrono supporto specializzato. Tra queste, Giocatori Anonimi (GA) è la più diffusa a livello nazionale, con gruppi attivi in decine di città, e segue un approccio mutuato dai programmi dei Dodici Passi sviluppati originariamente per l’alcolismo. L’efficacia di questi programmi è supportata da numerose ricerche cliniche, anche se gli esperti sottolineano che il trattamento più efficace è generalmente quello multimodale, che combina il supporto di gruppo con la terapia individuale e, quando necessario, il supporto farmacologico.

Dal punto di vista terapeutico, la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è considerata il trattamento psicologico con la base di evidenza più solida per il disturbo da gioco d’azzardo. Essa agisce sulle distorsioni cognitive tipiche del giocatore patologico, come la fallacia del giocatore (la credenza che eventi passati influenzino le probabilità future in giochi di pura casualità), l’illusione di controllo, e la tendenza a sovrastimare le vincite e a minimizzare le perdite. Queste distorsioni non sono semplici errori logici: sono meccanismi profondamente radicati che richiedono un lavoro terapeutico strutturato per essere modificati.

Per le famiglie che si trovano in una situazione di crisi acuta, è importante sapere che esistono anche servizi di ascolto telefonico dedicati. Il numero verde 800.274.274, attivo in Italia, offre supporto informativo e orientamento verso i servizi territoriali competenti. Questo tipo di risorsa può essere particolarmente utile nelle prime fasi, quando la famiglia non sa ancora come muoversi e ha bisogno di un interlocutore esterno con cui confrontarsi in modo riservato.

Riconoscere la ludopatia in famiglia è un processo che richiede tempo, attenzione e la disponibilità a mettere in discussione spiegazioni rassicuranti che, per quanto comprensibili, rischiano di ritardare un intervento necessario. I segnali esistono, e imparare a leggerli correttamente è il primo passo verso un percorso di aiuto che può fare una differenza concreta nella vita di chi soffre di questo disturbo e di chi gli sta accanto. La dipendenza da gioco d’azzardo non è una scelta né una colpa: è una condizione clinica riconosciuta, trattabile, e dalla quale è possibile guarire con il supporto adeguato.

Esto lo aclaró Jesús cuando tuvo una disputa con los fariseos, que les ordenó que sean misericordiosos ante todo, que tengan el amor de Dios en sus corazones si querían ser espirituales, pero también les aclaró que no dejen de diezmar, Jesús no abolió el diezmo, más bien lo confirmo diciendo: “Debían haber practicado esto, sin dejar de hacer aquello (el diezmo)”. (Lucas 11:42). Cuando damos estamos declarando que nuestro amo es Dios y no el dinero. La promesa de proverbios 3:9-10 no es solo que Dios nos sostendrá, sino que nuestras ganancias llegarán a rebosar, «a reventar».

Principio #4. Andar en sabiduría divina, Hay cosas que las hemos aprendido mediante el sufrimiento, tenemos la tendencia a retener más algunas lecciones por medio de las experiencias vividas que por medio de las enseñanzas teóricas. Muchas cosas que nos han pasado Dios las ha permitido para que aprendamos alguna lección.

Se dice que hay dos formas de no reincidir en los errores y es por golpearnos o por prudencia, por eso se nos insiste en seguir los consejos de Dios ante todo, de lo contrario tendremos consecuencias. Es bueno saber que Dios nos corrige porque nos ama, así como el padre al hijo a quien quiere. Dios no sería bueno si nos descuidará y nos dejará sin enseñarnos por medio de advertencias o experiencias determinadas.

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